Dall'ictus ai dipinti
di Letizia Cini - 5 Agosto 2018
Quotidiano.it

Dall’ictus ai dipinti, parla l’arte di Clara Woods

«La vita può essere ricca, meravigliosa e stimolante che tu sia normale o diverso. Perché, a proposito: nessuno è un diverso». Clara ne è certa.

Immaginate la gioia della scoperta di aspettare un bambino, quel test di gravidanza che si colora di rosa, e il mondo che all’improvviso sembra sorriderti un po’ di più, tu che guardi il tuo compagno pazzo di gioia e cominci a immaginarti tuo figlio, il disegno della bocca, il colore dei capelli e non vedi l’ora che la pancia cresca per accoglierlo. E poi conti le settimane, i giorni e i minuti che ti separano da quell’incontro. Prepari il nido e con lui ti prepari a diventare mamma, e sogni il momento in cui sentirai pronunciare quella parola, che ti viene da piangere al solo pensiero per l’emozione e poi all’improvviso ti si rompono le acque e capisci che quel momento sta per arrivare e stai per incontrare lei, tua figlia.

E allora corri con tuo marito in macchina, corri verso l’ospedale e la vita, corri tra una contrazione e l’altra, piangi e ridi che sembri pazza, ma sai che questo dolore ha uno scopo e sopporti, e poi spingi e urli, e poi esce da te questa bambina bellissima, quel mix perfetto di geni brasiliani, canadesi e italiani, quel ciuffo di capelli biondi a incorniciarle il viso e tu sei la donna più felice del mondo.

La storia tra Betina e Carlo sembra una favola. Si incontrano a Firenze dove sono entrambi per studiare, lei brasiliana lui canadese, e si innamorano al primo sguardo. Uno di quegli amori travolgenti, senza riserve, uno di quelli in cui al primo “ciao” tu sai che non potrai più fare a meno di lui/lei, uno di quelli in cui ti conosci a maggio, ti sposi a dicembre e a luglio aspetti il vostro primo figlio. Sono bellissimi, biondi e felici, tutti e tre, Bettina, Carlo e Clara, talmente tanto da sembrare una cartolina della gioia, ma quando la bimba compie un anno, il mondo sembra cadere loro addosso, per distruggere quel meraviglioso castello che si affaccia sull’Arno.

Perché una mamma lo sa, una mamma capisce, una mamma intuisce che quell’angelo biondo ha qualcosa che non va, lo vede da quella manina con il pugno sempre chiuso, teme per quei piedini che non accennano ad alzarsi, di giorno sorride e di notte piange. Al buio, quando non la vede nessuno, perché se piangi di notte gli incubi scompaiono con la luce dell’alba, perché se piangi e nessuno lo sa, le tue paure non diventano reali.

Le viene detto che è ansiosa, che ogni bambino ha i suoi tempi, che non si deve preoccupare, che non deve fare i paragoni con quelli della sua età, che deve smettere di soffrire, perché non c’è niente di strano in quella bellissima bambina bionda, il male è solo nella sua testa. Ad un anno arriva la diagnosi con un dottore che finalmente capisce da cosa dipenda il ritardo nello sviluppo di Clara: ictus prenatale. A Betina viene consegnato un foglio che darà un nome al suo incubo, insieme a una sentenza, sua figlia è destinata a una vita da vegetale.

Le dicono che non potrà mai parlare, camminare, scrivere e capire, che l’ictus le ha mangiato una parte del cervello impedendole lo sviluppo, la preparano al peggio, condannandola a una non vita, mentre parlano non la guardano nemmeno negli occhi, mentre Betina piange così tanto che un giorno pensa anche di aver finito le lacrime. Poi lei e Carlo si guardano, guardano la loro bambina e promettono di amarla anche di più, di accompagnarla nella sua crescita, di darle le possibilità che i medici non le danno, e iniziano un programma di riabilitazione per insegnarle a camminare, ad alzarsi, a vivere. I suoi progressi stupiscono tutti. La sua storia ricorda quella del calabrone che secondo la fisica non potrebbe volare, ma lui non lo sa, e vola lo stesso.

Clara si alza in piedi, cammina e sorride, sorride con una gioia contagiosa, non parla, non scrive, ma capisce tre lingue e comincia a dipingere per tirare fuori quello che ha dentro grazie a una maestra che la accompagna in questo percorso artistico. È la svolta. È un amore ricambiato quello di Clara con le tele, quei pennelli che dipingono le parole che non ne vogliono sapere di uscire dalla sua bocca, quei colori che riempiono fogli bianchi e la sua vita, che raccontano delle storie per tutti quelli che si soffermano ad ascoltarle. E allora una volta è il ritratto della sua famiglia, poi dei Medici, la nobile famiglia fiorentina, una pittura pop e contemporanea, ed è talmente brava che la voce si sparge, e il suo sogno di realizzare una mostra con i suoi quadri diventa realtà.

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