Clara Woods in Giappone
di Giulia Diamanti - 21 Settembre 2018
La Repubblica

La pittrice bambina diventa star Clara Woods vola in Giappone

Ha smentito ogni pronostico medico. «Sarà un vegetale. Vi aspetta una vita difficile», dicevano i dottori. Ma Clara Woods, dodicenne fiorentina, occhi azzurri e capelli lunghi biondi, ha fatto ricredere davvero tutti. E a fine settembre volerà in Giappone per la sua nona mostra d’arte.

È nata con una malformazione cerebrale causata da un ictus mentre era ancora nel grembo di mamma Betina. I dottori avevano detto che non sarebbe stata in grado di camminare, parlare, correre e capire. Clara è stata sottoposta da piccola all’allungamento dei tendini del lato destro del corpo, quello più debole e alla riabilitazione sin dal primo anno di età. Oggi la giovanissima artista è in grado di camminare, correre e capisce tre lingue (italiano, portoghese, inglese), ma non può né parlare, né scrivere.

Riesce però a comunicare attraverso i propri dipinti, grazie ai quali è diventata, con i suoi quasi ventimila follower, una piccola star internazionale.

Tutto è cominciato nel 2010 con il corso di pittura dall’insegnante Astrid Hohenegger. Inizialmente Clara dipinge i quadri di nero o distrugge la propria opera una volta realizzata. Dopo tre anni di interruzione artistica a favore di nuoto, scherma e basket, torna alla pittura nel 2015 con un nuovo spirito, che ripropone nei suoi quadri realistici e ricchi di colore.

«A novembre del 2017 le ho regalato il libro di Frida Kahlo ed era così entusiasta che lo abbracciava e lo baciava — racconta Betina Genovesi, mamma di Clara — Poi mi ha espresso la volontà di voler fare una mostra a New York».

Così Betina, assieme al marito Carlo, ha assecondato il desiderio della figlia con la prima esposizione al bar pasticceria “TuttoBene” di Campi Bisenzio nel marzo 2018. È sold out di partecipazioni e gli eventi successivi sono un’escalation di successi: esposizione a Bologna durante il Disabili Abili Fest, a Roma alla Mini Galleria Il Punto, poi la mostra a Calenzano in occasione dell’Annual Party “PaidArt”. A luglio è la volta di “Parole Dipinte” all’Alea — Contemporary Art Gallery e di quella al caffè letterario Walden di Milano. Non si è fermata nemmeno nel mese di agosto, presentando due mostre in Toscana: ad Arezzo presso la Limonaia del Palagio Fiorentino e a Barberino del Mugello con la sua “Emozioni a colori” all’agriturismo Casa degli Ulivi. Dei cento quadri realizzati solo nell’ultimo anno, pensati da Clara o commissionatele dopo il suo incredibile successo, sono rimasti solo i suoi preferiti, quelli che non cederebbe per niente al mondo.

Tra gli “intoccabili” c’è il ritratto di Frida Kahlo, sua musa ispiratrice, e un dipinto con gli animaletti domestici della maestra Astrid: un cagnolino a macchie bianche e un gattino rosso su uno sfondo di un rosa acceso. Clara usa i colori acrilici, i pennelli e persino le proprie mani.

Nell’ultimo periodo sta sperimentando l’utilizzo di materiali meno convenzionali: tappi di bottiglia, pezzi di legno e rotoli di carta, per una resa del colore su tela alternativa.

Le opere della bambina pittrice, grazie all’approccio istintivo e lo stile autentico, non vengono apprezzate solo in Italia. Betina ha spedito due quadri negli Stati Uniti e uno a Dubai, che poi, però, è arrivato fino in Malesia. Inoltre il 28 settembre è prevista una mostra in Giappone al Kobe Art Marche e a dicembre, una fondazione che aiuta artisti emergenti, ha invitato Clara a esibire i suoi lavori a Miami.

Prima dei vari appuntamenti oltreoceano, sarà però ancora possibile apprezzare le sue opere per un mese intero, a partire da domani, al Club di Golf “Le Pavoniere” di Prato. La mostra, intitolata “Arcobaleno”, è promossa dalla Fondazione Firenze Radioterapia Oncologica e il ricavato della vendita di due tele di Clara sarà donato a sostegno dei pazienti. La bambina prodigio non è inquadrabile in un movimento artistico preciso. È passata da uno stile realista, a quello espressionista, per poi rintanarsi che ricorda il cubismo. Ma sempre con un’innovazione che non permette etichette, perché dotata della potenza della spontaneità.

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