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Io Clara

Ciao, ho 14 anni e non parlo, ma sono fortunata perché la mia famiglia è la mia voce. La mia mamma è brasiliana, il mio papà olandese-canadese, ma io sono cresciuta in Italia così capisco italiano, inglese e portoghese. Al momento, Frida Kahlo è uno dei miei idoli. Amo il gelato, non ho amici della mia età e questo è davvero uno schifo, ma voglio diventare mamma di tre gemelli e avere una piscina in casa.

Quando ero più piccola mi intrufolavo in cucina per rubare qualcosa da mangiare, ma ora che sono adolescente mi interessa di più la faccenda del Principe Azzurro.

Dipingere è il mio modo di condividere il mio mondo interiore. Io non credo di essere diversa: semplicemente, uso i colori al posto delle parole. La mia vita è molto cambiata da quando dipingo e ora è importante per me usare la mia arte per dire che la vita può essere ricca, meravigliosa e stimolante che tu sia normale o diverso. Perché, a proposito: nessuno è un diverso.

Clara è nata a Firenze il 10 marzo 2006. I dottori scoprono che ha avuto un ictus perinatale e le prospettano un’esistenza da vegetale, ma i genitori riescono ad accompagnarla lungo un percorso di riabilitazione in cui Clara, mostrando una forza e una determinazione inimmaginati, sorprende tutti con continui progressi. Nonostante non riesca a parlare, leggere e scrivere, comprende perfettamente tre lingue. Nonostante abbia difficoltà motorie riesce a correre. Nonostante usi con difficoltà la mano sinistra riesce a dipingere.

In un percorso alla ricerca di qualcosa che le permettesse di inserirsi nel mondo ha manifestato, infatti, un inaspettato talento per la pittura. “Dopo una ricca colazione, mentre il papà le legge un testo antico – racconta mamma Betina – inizia la sua giornata con il sorriso ed entusiasmo e inizia a dipingere”.

Nel 2018 la prima personale a Firenze, con grande successo di critica e pubblico. Clara esplora ed esprime il suo universo emotivo attraverso l’intensità dei colori acrilici, su grandi tele, rappresentando una quotidianità adolescenziale a tinte forti, realmente vissuta o immaginata. Ha esposto in 18 città tra cui Roma, Londra, Miami e Kobe, ma il suo sogno è una personale a New York come Frida Kahlo, la sua artista preferita, da cui trae l’ispirazione e la forza necessarie per impegnarsi con passione nella sua produzione artistica. È la prima artista minorenne in Italia che, a soli 12 anni, riceve il consenso dal giudice per l’apertura di partita iva, avvenimento necessario per la battaglia che insieme a lei la sua famiglia sta combattendo per trovare il suo posto nel mondo, avere la sua indipendenza economica e soprattutto, realizzare i suoi sogni. Le sue opere sono quotate sul mercato internazionale e vendute in europa e oltreoceano.

Attraverso un temperamento vitale e artistico carico di energia esplosiva, Clara asseconda l’inclusione sociale nel mondo degli ‘invisibili’ e invita a rompere le barriere di una visione limitata del concetto di disabilità.

Mamma Betina

Sono brasiliana e sono venuta in Italia a studiare nel 2004. Il giorno che sono arrivata a Firenze, dopo essere stata in chiesa (sono molto credente e, per me, Jesus è decisamente rock) ho conosciuto Carlo, mezzo canadese, mezzo olandese. Ci siamo innamorati al primo sguardo. Uno di quegli amori travolgenti, senza riserve, uno di quelli in cui ti conosci a maggio, ti sposi a dicembre e a luglio aspetti il primo figlio… e decidi che Firenze sarà la tua città, il tuo nuovo mondo. Arriva Clara, è bellissima e noi siamo pazzi di gioia. Ma poi, piano piano, arrivano le prime paure, perché una mamma capisce, una mamma intuisce. Il nostro angelo biondo ha qualcosa che non va. Mi dicono che sono ansiosa, che non mi devo preoccupare, che ogni bambino ha i suoi tempi, ma quando Clara ha un’anno arriva la diagnosi. Mi consegnano un foglio che dà un nome al mio incubo: ictus prenatale. Assieme arriva anche la sentenza: mia figlia è destinata a una vita da vegetale. Ci dicono che non potrà mai parlare, camminare, scrivere e capire, che l’ictus le ha mangiato una parte del cervello impedendone lo sviluppo. Credo di aver pianto tutte le mie lacrime, ma quando la disperazione sembrava aver preso il sopravvento io e Carlo ci siamo guardati e abbiamo giurato che avremmo dato a nostra figlia tutte le possibilità che i medici non erano disponibili a darle. Abbiamo iniziato un programma di riabilitazione per insegnarle a camminare, ad alzarsi, a vivere. I suoi progressi stupiscono tutti. La sua storia ricorda quella del calabrone che secondo la fisica non potrebbe volare, ma lui non lo sa, e vola lo stesso. Clara si alza in piedi, cammina e sorride. Sorride con una gioia contagiosa. Non parla, non scrive, ma capisce tre lingue e a sei anni comincia a dipingere grazie a una maestra che la accompagna nel suo percorso artistico. Ben presto però decide di smettere. Erano gli ultimi mesi del 2015, quando decide di riprendere i pennelli per raccontare quello che ha dentro, ma all’inizio la sua relazione con l’arte è abbastanza turbolenta, per nulla serena. Distruggeva tutti i quadri che creava, oppure li ricopriva di densi strati di pittura nera… poi un giorno, nel novembre di 2017, le ho regalato il libro di Frida Kahlo ed è staro amore a prima vista. È la svolta. Quello di Clara con le tele diventa un amore ricambiato e i pennelli cominciano a dipingere quelle parole che non possono uscire dalla sua bocca. Clara mi chiede se può fare una mostra a New York come ha fatto Frida. In quel momento capisco che il mio angelo biondo mi sta lanciando una sfida e io le dico ‘Perché no?’. Quella sfida ha cambiato le nostre vite e oggi, quei colori riempiono la sua vita e riescono a raccontare delle storie. La mia battaglia per lei e con lei è far si che siano in tanti a soffermarsi ad ascoltare le sue storie.

“Clara non sempre è facile, noi lo sappiamo bene. Non lo è per te quando ti domandi perché non hai amici della tua età. Non lo è per me tutte le volte che l’indifferenza del mondo prova a schiacciarmi… ma poi arrivi tu che ti avvicini e mi abbracci e, senza parlare, mi rassicuri che tutto si risolverà. A volte scrivi delle piccole parole su WhatsApp, a volte urli per tre minuti quando ti invitano a un evento… e il senso di tutto torna a fiorire e torna la voglia di farcela. Torna la forza di abbracciare le nostre sfide e conquistare il mondo. Torna la forza di urlare che la diversità è un valore. Clara, per te io ci sarò sempre, e insieme faremo la differenza”. 

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